L’Agricola Caravello, nel cuore pulsante di Capezzano Pianore, offre prodotti biologici di qualità in un paradisiaco contesto agreste, coltivati con dedizione da un uomo che il contadino ha imparato a farlo in montagna.
È difficile catturare l’anima di Alvaro Pardini: se la lunga barba bianca e la linda camicia a scacchi lo avvicinano ai munificenti nonni di un tempo che la natura contemporanea non produce più, l’onorabilità nei modi di fare e la chiarezza stentorea della voce ne tradiscono una biografia ampia, multiforme come quella dei personaggi emiliani in Novecento di Bernardo Bertolucci. E in effetti sarebbe degna delle migliori storie a lieto fine di Charles Dickens: proveniente dalla rinomata località di Campallorzo, dove viveva con i genitori aggredendo fin da ragazzo lo sterminato mondo della silvicoltura, la castanicoltura e la pastorizia, dopo lo spopolamento della frazione, la sua come molte altre famiglie sono scese a coltivare appezzamenti in pianura. Tuttavia Alvaro, nella calata sessantottina giù da Casoli con il papà Angiò e la mamma Ivalda si è portato appresso non soltanto un’encomiabile background culturale per quanto riguarda la maggior parte delle coltivazioni ortofrutticole della zona (dalle patate alla lattuga, dal grano alle olive), ma anche un’indicibile mistura di odori e sapori, tecniche recondite per la messa in piatto dei cibi, un universo intricato ed intraducibile che solo chi ha vissuto lassù può conoscere e trasmettere.
Dalla vita nel metato, dove da ragazzo amava con il padre cuocere il pane abbrustolito ricoprendolo con una fetta di lardo sottile, il grande Pardini ha imparato a rispettare il ciclo eterno delle stagioni, la lentezza della maturazione della semina, la sapienza nel trarre profitto da ogni mese per piantare, disossare, pulire o raccogliere. E nella semplice bellezza del suo terreno incastonato in via del Caravello a Capezzano da qualche tempo ha rinnovato la sfida titanica alla terra, ricavandone dei fichi eccezionali da cui estrae una purissima marmellata nostrana, denominata la vera marmellata di fichi della Via Francigena. Storia e tradizione si riallacciano a pochi passi dal cammino millenario di Sigerico in un tutt’uno dal gusto inconfondibile, dove finalmente si sente con forza sul palato il sapore del ‘fico liquido’, non un surrogato zuccherino ed edulcorato dello stesso.
Sì, perché la dolcezza deve provenire non dall’aggiunta di stabilizzanti o affinatori esterni, bensì dalla genuinità del prodotto, che Alvaro coltiva con amore e che poi confeziona in giornata con ancora nella polpa la fragranza del vento che ne ha lambito il tegumento. Da provare anche la variante gustosa con l’aggiunta di pere gentiline, squisita per gli spiriti più caldi.
Per accedere poi al sorbetto di fico, vera e propria invenzione del genio del Pardini, dissetante d’estate e altamente prelibato d’inverno, con un aroma ghiacciato che sprigiona dal frigo tale da leccarsi i baffi.
Ovviamente, quelli citati sono solo le punte di diamante di un agricoltore instancabile, che nel festeggiare i suoi settant’anni ha deciso, con baldanzoso piglio di giovinetto, di cavalcare il furgoncino per effettuare consegne delle preziosità a domicilio, in un periodo infausto come quello del coronavirus tanto importante per la distribuzione casa per casa a persone che non si possono muovere. Sembra di vederlo, un secondo John Steinbeck che con il panama in testa e il fidato Labrador al posto del passeggero attraversa gli Stati Uniti alla ricerca dell’anima del mondo: come Vicolo Cannery fu il capolavoro maturo del romanziere di Salinas, i fichi sono quello dell’agricoltore di Campallorzo.
“ La mia educazione rurale, se così si può dire, è nata quando vivevamo a Campallorzo e si è imperniata attorno alla patata:” confessa Pardini con una nota di nostalgia “ questa aveva rappresentato per la nostra comunità e la vallata di Camaiore uno status symbol che è sfociato nell’istituzione della Festa della patata celebrata la prima domenica d’agosto. Noi abbiamo cercato come famiglia di rimanere in montagna nonostante lo spopolamento, ma gli effetti della prima globalizzazione si fecero sentire e per tutti divenne sconveniente coltivare in altura. Perciò scendemmo a Capezzano e da lì siamo ripartiti, noi e tanti altri casorini di Campallorzo.”
Dagli anni settanta in poi il modus operandi della famiglia Pardini ha fatto scuola ed è cresciuta al punto che oggi Alvaro è interprete e fondatore dell’Agenda per la qualità del cibo, un generoso progetto che vede coinvolta l’amministrazione del Comune di Camaiore, ANCI Toscana, Regione Toscana e l’Accademia dei Georgofili nello sforzo comune di inquadrare i veritieri sapori della Versilia (e soprattutto della piana camaiorese); ciò non rappresenta esclusivamente un percorso partecipativo all’insegna dell’amarcord storiografico ma sarà un volano essenziale per la promozione e il marketing turistico dei prodotti identitari del Comune. Alvaro, insieme ad altri membri del tavolo di lavoro permanente sull’agricoltura, è il trascinatore ottimale di un’idea che vuole riportare i nostri ortaggi, la nostra frutta, le nostre torte e i nostri manufatti al centro della tavola da pranzo.
E l’energia che infonde nelle nuove missioni ortofrutticole è pari all’entusiasmo di quel bambino che a Campallorzo voleva imparare tutto sulla segatura del fieno, sulla piantumazione dei pomodori, avido di una conoscenza tradizionale che negli anni ha saputo infondere alle generazioni successive e che ancora oggi non smette d’incantare.
Andrea Boccardo

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