Esistono due vite che il destino concede agli atleti professionisti: c’è la prima, rocambolesca e fugace, che dura come un fulmine e si inghiotte gli anni migliori, ed una seconda, lunga, dove un ex campione si può rimettere in gioco, ripartire da zero e mettere a frutto con saggezza i successi della prima vita. È quello che sta accadendo ad un fuoriclasse di razza nostrana come Francesco Chicchi, San Francesco da Nocchi come i suoi fan usavano chiamarlo negli anni duemila, quando era profeta della velocità e si mangiava l’asfalto con l’allegria che l’ha sempre contraddistinto. una vita passata sulle due ruote, coronata da tante vittorie e piazzamenti in più di dieci anni di blasonata carriera. Ma la vita non finisce a trentacinque anni, anzi per qualcuno comincia proprio qua: così Francesco ha saputo rimettersi in gioco, poteva dedicarsi ad altro ma un uomo il cui fuoco della bicicletta arde nel cuore non può fermarsi al primo traguardo volante. Così ha accettato una nuova, emozionante sfida, quella di allenare il gruppo di ragazzi dello Speedy Bike di Capezzano Pianore, nel comune che gli ha dato i natali.

Francesco è l’architrave di un nutrito pozzetto di eccellenti personaggi del panorama versiliese del ciclismo su strada.

“ Uscire in strada con questi ragazzi è semplicemente emozionante” ha spiegato Francesco “insieme abbiamo già fatto mille chilometri, diverse ore di palestra ed allenamenti specifici in vista delle prime gare di marzo. Nella fattispecie io preparo gli esordienti dai sedici ai diciotto anni, con i quali ho sviluppato una particolare affinità anche per insegnare loro l’etica del saper stare in bicicletta. Dovendoci allenare su strade normalmente trafficate, occorre fare molta attenzione e il nostro primo pensiero è la sicurezza.”

“ Sono molto felice di poter tornare a calcare l’asfalto. Vedere gli occhi di questi ragazzi che hanno fame di correre e di dimostrare il loro valore mi fa tornare indietro negli anni. Credo che ognuno di noi abbia diritto ad almeno una possibilità di riuscire in ciò che è portato. Nel ciclismo come in altri sport purtroppo non basta più come una volta avere un cuore grande e gambe da vendere, occorre denaro e un’organizzazione che fornisca attrezzature. La strada verso il professionismo è dura e faticosa, ma questi ragazzi sapranno affrontare la salita e poter dare loro una mano e metterli a parte della nostra esperienza ci riempie d’orgoglio.”

È un destino inglorioso quello del ciclista: si infila la salopette sapendo che andrà in strada unicamente per soffrire, soffiare il sangue sulle gambe che si induriscono. Il ciclista affronta la canicola, la pioggia e la neve senza trovarvi la benché minima forma di divertimento, perché la bici non è uno sport divertente eppure ti lega a sé come una morsa, è una droga che deve essere somministrata in parti uguali in pianura, in salita e in discesa.

L’obiettivo dello staff è quello di massimizzare il talento degli allievi della scuola Speedy Bike fino a portare qualcuno di loro al ciclismo professionista, operazione di certo non semplice perché gli scalini da fare sono tanti ma alla portata del team e del suo istrione Francesco. Ci si può aspettare di tutto da un uomo che nel 2002 ai campionati mondiali under 23 di Zolder rimane a ruota di Eric Baumann per poi uscire allo scoperto come un rapace disegnando una curva irripetibile, ai limiti della fisica galileiana, sapendo che per vincere avrebbe dovuto compiere molti più metri degli altri, e nonostante lo svantaggio battendoli tutti con un azione da sprinter consumato.

E il team costruito intorno a questi indomiti ragazzi è di altissimo livello, a cominciare dalla simpaticissima presidente Ilaria Benedetti, madrina e portatrice di serenità e passione. Massimo Barsottelli, fondatore della squadra ed anima meccanica del negozio, mette sempre a disposizione il proprio inesauribile know how, mentre il vicepresidente Paolo Bertola, Aldo Ciuffi e Pucciarelli sono attori centrali grazie ad un’esperienza nel mondo delle ruote che affonda negli anni settanta.

Non c’è cosa più bella vedere gli allievi, ragazzi dai sedici ai diciotto anni, seguire le direttive di questi maestri e divertirsi allo stesso tempo, in una staffetta vitale tra la tradizione e l’innovazione, tra il passato e il futuro: stiamo parlando di Lorenzo Cosci, Filippo Ricci, Guido Pardini, Luca Mazza, Valerio Jastiln, Alessio Fortini, Daniele Cremoni, Alex Stella, Alessandro Benedini, Piergiorgio Cozzani, Alessandro Dodi, Alessandro Franciosi, Martin Luciani, Giairo Rossi, Filippo Scopsi e Mattia Signanini.

Questo folto gruppo inforca delle fiammeggianti bici Focus e ovviamente non c’è squadra senza gli sponsor, che finanziano il progetto: si tratta di Speedy Bike in primis, promotore principale, Autodemolizioni Palagi, B&B Service, Artea, Pizzeria Rusticanella, 4ires di Andrea Mallegni ed infine Pastificio Palmerini. Una pletora di grandi nomi dell’imprenditoria nostrana che finanziano un sogno.

E accanto alla straripante sezione di Capezzano c’è la cugina gemella di Pian di Mommio, altrettanto competitiva, guidata dai direttori sportivi Piero Batini e Roberto del Giudice e presieduta dalla grande Cristina Batini. Tra gli atleti più promettenti ci sono i più giovani, tutti 2006, Mario Olivera, Domenico Trotta e Joele Farnocchia.

“ è un grande onore essere il presidente di questi ragazzi” commenta raggiante  Ilaria “ per chi come noi la bicicletta ce l’ha nel sangue credo che non ci sia compito più importante che allenarli su tutti i settori, instradarli nei movimenti, nella destrezza, nelle strategie che fanno la differenza tra un valido dilettante e un professionista. “

“ Dopo un gennaio ad alta intensità in cui gli allievi hanno già fatto tanta palestra e girato per più di mille chilometri, li aspetta un febbraio di altrettanti chilometri e ripetute prima di entrare a capofitto nelle gare di fine marzo” ha aggiunto il direttore sportivo Pucciarelli.

“ C’è da mettere sul piatto anche l’insegnamento etico che viene dato loro “ chiosa Paolo Bertola “ a parte il valore imprescindibile dello sport che già di per sé è educativo, ma per questi giovani che stanno diventando uomini esiste un quadro fondamentale di valori che va dal senso dell’onore alla capacità di stare in strada con sicurezza e senza esser dannoso per loro stessi e per gli altri. Purtroppo ci si allena in mezzo ad automobili e cicli a motori e noi cerchiamo di essere attentissimi in ogni istante della sessione su strada.”

Non resta che fare un grosso in bocca al lupo ed un sincero applauso a chi ha unito gli sforzi e la bravura per mettere insieme un team competitivo, agguerrito, pronto a dar battaglia sulle strade del nostro Belpaese. Perché anche i sogni possono diventare gigantesche realtà se condivisi con chi ha nei polmoni la stessa fame di salita e nel cuore la voglia di correre con il fischio del vento nelle orecchie.

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