Mentre si sale per l’erta salita che da Nocchi di Camaiore reca a Torcigliano, ci si addentra in un mondo bucolico, silvano, dove il genere umano abbandona le tipiche costruzioni in pietra di paese adibite ad abitazioni per lasciar spazio al bosco. In paese si è accolti dai murales dipinti a fresco e dalle luci raccolte di luogo inondato di bellezza, dove la luna vi riflette beata i suoi raggi.

Nella veranda esterna, dove d’estate si cerca rifugio sicuro per rinfrescarsi dalla canicola, sembra di immergersi nelle fraschette iconiche dei Castelli Romani, dove da tempi immemori gli osti usavano esibire le celebri frasche quando il vino nuovo era pronto per la mescita ed il servizio. Qui invece siamo al Mattarello, ristorante della tipica cucina nostrana, gestito con cura dagli amorevoli Antonio Barsaglini e Sabrina Domenici, che alle spalle hanno una blasonata carriera nella ristorazione. Si è accolti fin da subito dalla simpatia dei padroni di casa, dalla ristrutturazione all’insegna della modernità, le vele che si iterano con regolarità e le luci ingabbiate da plafoniere rettangolari che emanano candori dai primi istanti.

Il servizio è di alta qualità, ma quando si assaggiano i piatti comincia il viaggio verso una libidine ignota agli sfortunati che non sono mai saliti fino a questo magico posto: la polenta fatta ad arte con il formenton 8 file della Garfagnana è già un biglietto da visita che invita ad entrare in un parco giochi di sapori dove inseguono gli immancabili tordelli della Sabrina, raffinati e magistralmente coerenti tra il ripieno ed un ragù succoso che non stucca mai. Le specialità a base di cinghiale non mentono, dalle delicatissime pappardelle che si sciolgono in bocca all’umido di secondo piatto, tenero come un animale da allevamento.

Per non parlare della tagliata rucola e parmigiano, equilibrata nella sapidità del contorno e sanguigna nella consistenza della carne. Altro cavallo di battaglia della stagione autunnale sono i funghi, cucinati in tutte le salse, sebbene il re della tavola rimanga la cappella di porcino saltata con aglio, una squisitezza che lascia intatto il sapore ancestrale della natura.

C’è n’è per tutti i palati, perché il baccalà marinato ha la polpa fine come velluto e assomma a sé tutta la salinità melodica del mare. Le verdure fritte hanno la leggerezza dell’aria e rappresentano quel contorno essenziale che in materia d’amore è fatto di baci e di carezze: corollario tanto esigente quanto indispensabile alla vita. Per finire, la selezione di dolci home-Made ha il suo fiore all’occhiello nel tortino al cuore di cioccolato caldo, così difficile da eseguire è così facile da divorare.

In definitiva, una sosta al Mattarello si annovera tra le tappe forzate di un tour enogastronomico di alto lignaggio, annaffiato dai migliori vini toscani: c’è da saperci arrivare, come si dice a Camaiore, poiché Torcigliano non è punto di passaggio carrabile ma valido solo per i camminatori di sentieri francigeni.

Al Mattarello ci devi conoscere, imbeccato da un amico o da una fugace vox populi, ma una volta annusata l’aria di questo harem delle pietanze, si rimane storditi come Ulisse sulla nave delle sirene, incatenati dal piacere che si rinnova portata dopo portata, stagione dopo stagione, e che allevia ogni volta con garbo i dispiaceri della vita.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here