Una mattinata di sole primaverile destinata ad entrare nella storia: marzo si apre all’insegna di una primo vere dannunziana che toglie il gelo maledetto dell’inverno e porta con le mimose bionde i primi vaccini scongelati anti Sars-Cov 2 somministrati direttamente dai medici di base ai primi pazienti ultraottantenni.

Ed il primo immunizzato a Camaiore è il sempiterno Arturo Grotti, nato il 30 settembre 1923 e di professione calzolaio, ricordato con affetto in paese per aver aperto una delle prime botteghe di riparazione di scarpe. Dalla ridente frazione di San Rocco alla Pieve, Arturo si è recato accompagnato dai figli Mario e Rossana presso lo studio del dottor Stefano Vitali, un medico d’altri tempi che ha fatto della propria professione una passione e una missione all’insegna della cura non solo del corpo ma anche dell’anima del prossimo. Una piccola, indolore iniezione e il vaccino ha cominciato a circolare regalando un sorriso all’arzillo Arturo: è buffo pensare che nell’anno della sua nascita Marcel Proust aveva scritto appena due romanzi della chilometrica Recherche, Hitler era ancora un mediocre studentello di disegno viennese mentre il morbillo mieteva ancora migliaia di vittime in tutta Europa, la difterite uccideva bambini inermi e la poliomelite si portava via un gran numero di persone con difficoltà polmonari. Tutte malattie epidemiche totalmente scomparse o quasi nei paesi occidentali, e che oggi sono per fortuna sbiaditi reperti storici per impolverate cartoline scientifiche.

La prima a gioire per la vaccinazione è la moglie Laura Maggi, nata qualche anno dopo (nel 1932) e in attesa paziente del suo turno: giustamente, i medici di base sono per ora armati con ben pochi vaccini (solo sei a settimana a testa) e devono seguire rigorosamente la scala anagrafica dai più ai meno anziani.

“ è una grande soddisfazione “ ha affermato visibilmente emozionata la figlia minore Rossana, da anni allenatrice e preparatrice atletica “ nostro padre ha sempre goduto di buona salute, ha avuto i suoi acciacchi ma il lavoro di calzolaio in via IV novembre l’ha sempre tenuto in forma. La pesca come passione e il grande amore per nostra madre e per noi ha fatto il resto. Vivere con i nostri genitori il presente e ricordare il nostro passato è una fortuna di cui godiamo ogni giorno. Ringraziamo anche per questo di cuore il dottor Stefano Vitali.”

“ In occasione dell’inizio della campagna di vaccinazione anti Covid sul nostro territorio a favore delle persone più anziane, ritengo doveroso un omaggio a tutti coloro che riceveranno il vaccino:” dice saggiamente il dottor Vitali “ credo sia un segno di ringraziamento per il lavoro svolto nel corso della loro operosa esistenza dal cui frutto dipende parte dell’economia attuale. Onore quindi per le persone più anziane esempio di intelligenza e coraggio. Molti sono reduci del secondo conflitto mondiale come il signor Arturo, sopravvissuto da soldato sul  fronte greco, e altri sopravvissuti alle tragedie corollario delle atrocità belliche: Dina da Prato, Appollonia Moretti, Anna Moriconi, Rina Ceragioli, Luciano della Latta.”

“ Impossibile non fare memoria dell’italianissimo dottor Salvatore Luria, premio Nobel per la medicina nel 1969, per i suoi studi su replicazione e mobilità del virus. In un intervista dichiarò che la biologia molecolare avrebbe fornito la chiave di lettura e la terapia di molte malattie, come un bisturi invisibile. È grazie a questi studi pioneristici che oggi disponiamo di un vaccino innovativo che consente la lettura del codice genetico di un nostro nemico invisibile e di sconfiggerlo sul suo stesso terreno.”

“ Tutti i medici di Camaiore e il gruppo a cui appartengo, presieduto dal dottor Alessandro Squillace, hanno aderito alla campagna vaccinale anche se consapevoli delle difficoltà per realizzarla. Dobbiamo infatti attingere a tempo e spazi dedicati all’attività ordinaria per poter vaccinare i pazienti senza peregrinazioni al di fuori del territorio comunale. Sarebbe auspicabile un ambiente dedicato dove poter organizzare un’attività di vaccinazione full time, così da snellire le liste d’attesa e agevolare il lavoro di tutti, non ultimo l’aspetto burocratico legato alla necessità di acquisire il consenso.”

La prima vaccinazione anti-Covid rimarrà comunque nella storia, astro luminoso della forza progressiva della scienza che può procedere a volte alla cieca, altre a tentativi timorosi, ma che non deve smettere di fungere da faro per fuoriuscire dalla tremenda crisi sanitaria in cui è piombato il mondo. A fine settecento un disordinato ma intraprendente dottor Edward Jenner inoculò speranzoso il virus attenuato del vaiolo bovino ad un recalcitrante bambino nella stalla del padre, creando il primo vaccino traendolo semanticamente dalla radice della parola vacca: sono occorsi quasi centocinquant’anni per debellare il virione del vaiolo dalla faccia della terra, ma l’umanità ce l’ha fatta. Speriamo solo che la lotta contro il Covid duri meno.

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