In generale, le persone pensano che il design sia lo styling. Il design non è uno stile. Non si tratta di dare forma all’involucro e di non fregarsene del coraggio. Il buon design è un atteggiamento rinascimentale che unisce tecnologia, scienza cognitiva, bisogno umano e bellezza per produrre qualcosa che il mondo non sapeva che mancava. E questo la dottoressa Laura Bartelloni, laureata a Firenze in design del prodotto e della comunicazione, lo sa bene. Fin da ragazza innamorata del mare, della bellezza, della fotografia e del teatro, nel suo fragoroso palmarès ha unito numerose skills da art director e altrettante da stylist per alcune delle maggiori factories toscane. Per non parlare dei lavori manuali di costruzione di oggetti come bottoni, oggetti di scena e da tavola che rielaborano il concetto di Art Deco alla luce delle scenografie messe a punto per i più importanti realizzatori di carri allegorici del carnevale di Viareggio. Lo stile di Laura è fresco, rampante, genuino e sa essere anche robotico, all’avanguardia nell’esecuzione di textures ed industrial design grazie all’uso sapiente del medium cibernetico. 

È difficile trovare un temperamento artistico che abbia saputo coprire nel XX secolo dall’alfa all’omega dell’allestimento di un evento, scenico, matrimoniale o festivo che sia, spaziando dall’immaginazione concettuale dello stesso al più minuto lavoro di artigianato. Narciso e Boccadoro condensati in una sola anima, Laura incarna perfettamente il designer contemporaneo, il Walter Gropius che si occupa di stabilità dell’edificio e della disposizione dei centri tavola, filosofo e sarto in un unico, inimitabile essere umano. Altra fer de lance è la capacità di andare incontro all’esigenza del cliente adattando il proprio schema mentale al gusto camaleontico e ondivago del pubblico: mai come in questo caso l’applicazione dell’irremovibile rasoio di Ockham trova più degna ragione d’essere, risultando stringente il necessario per fare in modo che l’essenza del lavoro emerga nella pura semplicità. 

LabArt, il progetto multidisciplinare che l’artista ha creato nel 2014, è in sostanza una crasi che, nel caldo delle sillabe iniziali di nome e cognome dell’autrice, vuole intendere un laboratorio artistico di design e ricerca di idee e soluzioni ad un progetto dove prima di tutto si pensa a una forma primogenita che viene poi sviluppata nel concretarsi dell’idea stessa, un’energia potenziale che si trasforma in una cinetica ben specifica: dagli allestimenti per set cinematografici e teatrali alla realizzazione di costumi di scena, non ultimi gli abiti messi in mostra alla Via dell’arte camaiorese, di cui Laura è stata una delle principali protagoniste nell’ideazione e caratterizzazione degli allestimenti svoltisi nel centro storico.

In una densa carriera ventennale Laura ha legato il talento innato a numerosi capomastri dell’arte scenica versiliese, in primis il funambolico David Morelli di Festile, eccellente wedding planner con il quale la designer ha collaborato ideando e realizzando i costumi e gli accessori per l’allestimento di eventi matrimoniali d’alta classe. Per non parlare della produzione di oggetti di scena della celebre compagnia teatrale nostrana Coquelicot, artefice di affascinanti pièce non convenzionali. Altra compagnia corazzata, la Leviedelfool, si è servita della sua maestra per i costumi e gli oggetti di scena delle loro opere. Passando attraverso i capi fantasiosi e vaudeville cuciti per i figuranti carnevaleschi del periodo glamour dei Fratelli Cinquini, che bilanciano la severità austera degli abiti del pluripremiato Alessandro Avanzini. Nel frattempo ha lavorato come sarta teatrale presso i blasonati Verdi di Pisa e Goldoni di Livorno. Cosa riserverà l’ispirazione Labart nei prossimi venti, quarant’anni? Resta solo da scoprirlo. 

Da Cartesio e a Husserl, la fenomenologia convoca l’osservatore ad una saggia, asettica sospensione del giudizio riguardo ai fenomeni filtrati da un processo cognitivo soggettivo come l’arte e la morale. Ma l’epochè è pressoché impossibile davanti alla pletora di realizzazioni eseguite dal Benjamin Raich del design. In ciascuna di esse, che si tratti di allestimenti, oggetti scenici, bottoni, cucchiai o vestiti, trascolora la passione per l’arte di Laura, la sua innata sensibilità artistica, il sincero e vigile occhio sul mondo. E se i migliori designer producono prodotti di successo solo se i loro progetti risolvono i giusti problemi degli utenti, l’arte di Laura si pone da interfaccia osmotica tra la comune ma indispensabile funzione del quotidiano e il desiderio sacro di dedicare la fiamma dell’arte all’eterno. Come ricorda l’Ode su un’urna greca di Keats, “Beauty is truth, truth beauty. That is all you know on earth, and all you need to know.”

Andrea Boccardo

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