Potente come un passista teutonico sulle alture del Giura, rapido come l’aquila Savoldelli sulle vette dello Zoldo, ma soprattutto preciso nel tecnogramma come l’occhialuto ingegner Pinotti, Marco Lemmetti è tutto questo e molto di più; computer su due ruote, inno ad un ciclismo tracciato col pantografo nel sudore e nella passione. 

Fin da piccolo questo giovane atleta ipovedente ha sognato di furoreggiare nelle gare di maggior rilievo, e dopo anni di intensi allenamenti in bicicletta,  forsennate corse a piedi e vasche gelide, sempre legato ad una guida di cui ha bisogno per poter migliorare costantemente, è arrivato al gradino più alto della classifica paraciclistica toscana. E questo potrebbe essere solo l’inizio. 

Perché ciò che diventa arduo per coloro che l’intellighenzia chiama i normodotati, per uno come Marco, dotato di un inconfondibile spirito di abnegazione e fiuto da welsh corgie, è una salita che ha il sapore di una pianura, abituato ad affrontare la vita quotidiana nelle costanti difficoltà che la burocrazia della società civile e le barriere architettoniche gli pongono davanti. Ed ecco che è proprio nello sport che l’atleta camaiorese reinventa un nuovo e spumeggiante modo di plasmare la realtà circostante e trasformare un handicap in un punto di forza. 

Da due anni Marco è salito alla ribalta dei trionfi paratletici grazie alla grinta che lo contraddistingue, accompagnato dal talismanico zio Sandro che si occupa della logistica e non solo: spronandolo ad ogni curva, il prorompente alfiere Cassio gli conferisce la carica psicofisica necessaria per affrontare imprese che sono ostiche sia per il corpo che per la mente. 

Il ritmo della musica nelle vene, Marco ha una seconda grande passione che si è trasformata in un’attività lavorativa per cui le naturali abilità uditive di musicista vengono richieste per gli eventi più mondani dell’anno: il faticatore in salopette sveste i panni del campione per indossare i panni del Dj full blind, un carismatico mattatore della serate che impressiona il pubblico per la rocambolesca metamorfosi. I Laurent Fignon cambiano pelle nei Duran Duran come il sole che muore lascia spazio alla luna nascente.

Tuttavia, è difficile cogliere Marco in fallo, dato che se c’è una caratteristica in cui eccelle sopra le altre, si tratta della maniacale cura dei particolari, dall’assetto della bici alla scelta degli scarpini, dall’alimentazione centellinata alla singola caloria al numero di attimi respiratori durante lo sforzo. Tutto nel campione camaiorese è meticolosamente bilanciato, opportunamente ragionato come in una partita di scacchi dove il Capablanca della situazione, predatore del pavimento bianco e nero si chiama Marco Lemmetti. 

Se lo sport riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo fisico e sociale dell’essere umano, la pratica costante consente di incrementare l’autoconsapevolezza e la fiducia nelle proprie capacità raggiungendo più alti livelli di autonomia. Per questo il valore dello sport, dal momento che incoraggia a superare i limiti, è ancora più significativo quando si parla di atleti con disabilità. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che da più di 100 anni, senza fini di lucro, tutela i diritti di ciechi ed ipovedenti con l’esclusivo scopo di favorirne l’inclusione nella società, ritiene centrale garantire loro la possibilità di esprimere le proprie capacità attraverso l’attività sportiva, in condizioni di uguaglianza e pari opportunità.

il paraciclismo e il parathliaton, le discipline in cui Marco sta dando il meglio di sé, necessitano come detto improrogabilmente di una guida, un cicerone esperto e ben allenato che, novello Virgilio, funge da sentinella oculare del percorso di allenamento e di gara. Nel circuito di Marina di Massa questo ruolo è stato brillantemente svolto da Franco Capitani. Ora, queste guide come il suddetto sono forti atleti che gareggiano anche in solitario e pertanto non sono sempre disponibili, non potendo garantire la continuità necessaria di training ad atleti come Marco. Ecco che il progetto Pedaliamo insieme, se opportunamente stimolato, funzionerà da traino per permettere a molti nella sua condizione di effettuare con regolarità le sedute fondamentali per far risplendere i sogni di campionati internazionali fino all’obiettivo massimo, il fatidico traguardo di Parigi 2024. 

Per ora Marco si gode il meritato successo, conscio delle straordinarie potenzialità del suo talento, dei mattoni costruiti in anni di sacrifici e di un futuro che si apre luminoso sugli occhi danzanti di un ragazzo che vede la strada da percorrere come pochi altri atleti vedenti hanno saputo fare. Per la crisalide del paratletismo, le olimpiadi da sempre sognate sono oggi un po’ meno sogno e un po’ più realtà.

Andrea Boccardo

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